C’era una volta, tanto tempo fa, uno strano paese lontano, dove non esistevano le porte blindate, gli spioncini e nemmeno i sistemi antifurto. In questo paese - non ci crederai - le chiavi servivano solo ad aprire e mai a chiudere. D’altra parte, a cosa sarebbe mai servita una porta chiusa?
Ognuno era abituato, sette giorni alla settimana, ad accogliere nella propria casa parenti, amici e persino... sconosciuti! Che paese strano! Sulle porte – pensa un po’ – non si era mai visto nessun cartello con su scritto: “Vietato entrare”, “Riservato”, “Non disturbare”. L’unico, ricorrente, era quello che riportava la frase: “Ingresso libero”!
Sì, in questo paese lontano, i cuori delle persone erano come le porte delle case: sempre aperti e disponibili ad accogliere, a fare festa con chiunque, senza paura. La gente aveva scoperto il gusto di stare insieme, di intessere relazioni autentiche, di confrontarsi con serenità. Nessuno avrebbe mai sopportato la solitudine, nessuno avrebbe mai potuto rimanere senza l’altro. Forse, erano questi i motivi per cui gli abitanti del paese erano così felici! Qualcosa di quel fantastico paese, in cui tutti noi vorremmo vivere, è sopravvissuto fino ad oggi. Ci sono ancora case aperte e famiglie calorose.
Ci sono ancora parrocchie e gruppi ospitali, classi accoglienti, uffici cordiali. Anche oggi, nelle nostre città, possiamo incontrare persone con un cuore grande, capaci di consolarti e di farti sentire sempre “a casa”. È una scoperta che Zaccheo fece solo da adulto. Lui, il pubblicano piccolo di statura, l’uomo ricco e malvisto da tutti, forse sentiva la nostalgia di rapporti autentici. Zaccheo, il buffo arrampicatore di sicomori, aveva saputo tessere esclusivamente relazioni interessate.
Eppure, quello sguardo di Gesù deve averlo colpito, deve avergli ridato la speranza che esistesse almeno un uomo in grado di trovare in lui un avanzo di amore, un lumicino di coscienza. È perché si è sentito amato, che Zaccheo ha potuto tornare ad amare, ad aprire la sua porta di casa, a fare festa e a intessere relazioni.
Il cammino di quest’anno porterà i giovanissimi a riflettere proprio sull’ambito delle relazioni.
Il vangelo di riferimento sarà il vangelo di Luca e farà da filo conduttore l’immagine della casa, metafora del luogo primario in cui si vivono le relazioni.
I ragazzi entreranno nella casa di Zaccheo e scopriranno insieme a lui che Dio li conosce e li ama per primo e che solo il suo amore permette di amare a loro volta. Essi rifletteranno, in seguito, su un altro tipo di casa: il corpo. È attraverso il corpo che i giovanissimi si relazionano con le persone e, nella preghiera, con Dio.
Il cammino attuale li condurrà, poi, proprio a casa loro, il luogo in cui giorno dopo giorno si vivono le relazioni con la famiglia. Relazioni spesso dinamiche, in continua evoluzione, e talvolta difficili da gestire, nell’età dell’adolescenza.
Ancora, sarà il turno della scuola, che può davvero trasformarsi in “casa” se ci si sforza di vivere al suo interno relazioni autentiche, se la si considera luogo significativo per la propria crescita.
I ragazzi comprenderanno che la Chiesa è una bella casa in cui stare, perché è sempre pronta ad accogliere e perdonare.
Infine, a conclusione del cammino, i giovanissimi torneranno in loro stessi, perché sono loro la casa da preparare per ospitare gli altri e accogliere Dio.
Come è più degli altri anni, tuttavia, non si tratterà solo di riflettere sul tema, ma di farne esperienza, di viverlo in prima persona. Ecco, allora, che ci alleneremo sul campo, alla palestra delle relazioni, a partire dal gruppo giovanissimi. Gli incontri di gruppo non saranno mai appannaggio esclusivo di pochi, ma, al contrario, riusciranno ad aprirsi a tanti giovanissimi che guardano alla parrocchia dall’alto del loro “sicomoro”. Inoltre, ci spingeremo anche aldilà del muretto parrocchiale, per confrontarci con le esigenze del territorio, per incontrare i giovani della scuola, della città, della diocesi e annunciare che per tutti c’è una porta aperta in cielo.
Quest’anno si presterà anche una cura particolare alle relazioni all’interno della Comunità parrocchiale.
Sarà questa, inoltre, l’occasione per aprire letteralmente le porte delle nostre case e delle nostre parrocchie a chi più ne ha bisogno.
Pronto ad iniziare? Allora unisciti a noi: l’ingresso è libero!
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